La prima ospite della meravigliosa struttura che prende il nome di “The Monteleone”, è stata una turista australiana: era arrivata qui per visitare la città surreale creata negli anni ‘50 dall’architetto milanese Tommaso Buzzi, la Scarzuola, a Montegabbione. Poi arrivò un architetto di New York, che aveva preso un casale nei dintorni. Oggi, a un anno dal lancio del relais immerso nella natura che circonda l’omonimo borgo, circa la metà degli ospiti sono americani. Tanti hanno preso dimora nel vicino insediamento medievale, arroccato e ormai svuotato degli originari abitanti ma pregno di storia che sembra fuoriuscire dalle architravi e dai bastioni.

uno scorcio della torretta
Qui ama girare Stanley Tucci, spesso seduto al vicino ristorante Seven, dove tartufo, olio autoctono e prelibatezze della gastronomia agreste non mancano –unitamente a una cantina di vini eccelsi, scelti dai fratelli Andrea e Michele Filosi. Ma hanno fatto la loro apparizione anche Ruth Reichl, famosa critica gastronomica americana che ha scritto per anni sul New York Times e qualche premio Oscar innamorato della zona.

La meravigliosa vasca che riprende l’iconografia di campagna
The Monteleone è un posto paradisiaco: architettura di mattoni a vista, pavimenti in cotto locale in assonanza con il verde degli ulivi. 17 camere che mixano sapientemente le suggestioni agresti –come la splendida vasca modulata su reminiscenze di campagna- con un minimalismo colto, giocato su materiali nobili.

un’immagine del vicino borgo, raggiungibile a piedi
Intorno, lo splendore dell’Umbria: il borgo di Monteleone, che vanta un dipinto del Perugino e vedute panoramiche sulla lussureggiante macchia circostante; Città della Pieve, con le sue locande; il ristorante Crocus di chef Davide Carboni; il Lago Trasimeno e Orvieto.
La scommessa del giovane imprenditore che ha rilevato e ristrutturato The Monteleone, Matteo Meloni, insieme alla moglie Giulia Ferrara, è quella di mantenere viva la tradizione dei luoghi, culla di olio, tartufo, vino e zafferano, dando al resort un respiro internazionale. Complice, l’amore degli stranieri per questa intercapedine spazio tempo che si apre su un contesto feudale i boschi, la natura e tradizioni che rimangono vive con naturalezza.
Le polpette di Pina: se le scoprisse UNESCO…
Non ci sono né cariche altisonanti né cognomi per descrivere ciò che le papille gustative sperimentano: c’è solo la locuzione “signora Pina”. Una donna che porta con sé le tradizioni della vita di campagna, unendo la memoria contadina della sua Calabria alle liturgie culinarie umbre –oltre a uno sconfinato amore per la convivialità- per restituire agli ospiti un’esperienza indimenticabile. Assaggiare le torte dolci e salate, la panzanella, la pasta fatta a mano ma soprattutto le polpette (al sugo e al limone) di Pina è un po’ come venire folgorati dalla stessa scintilla mistico- emozionale che colpì il critico Anton Ego in Ratatouille, allorché tornò bambino assaggiando la prima forchettata. Il cibo unisce, abbatte le barriere linguistiche, emoziona.

La sauna in botte
Poi, per smaltire, c’è il pilates di Patricia a bordo piscina, la sauna in botte con il percorso sensoriale che ci fa sentire sotto la pianta dei piedi la morbidezza della paglia, la solidità dei sassi e l’asperità delle pigne.
La forza di The Monteleone è quella di essere un “collante” di eccellenze del territorio: in particolare, oltre alla collaborazione con chef Davide Carboni del vicino Crocus –gestito interamente dallo chef che spiega ogni piatto con passione e dovizia di particolari- è particolarmente proattivo il legame con tenuta Pomario dei conti Spalletti Trivelli, artefici di vini biodinamici capaci di racchiudere in una bottiglia la perfezione di tecnica e natura, come Batticoda, Rubicola, Rondirose, Arale.

La piscina all’interno di The Monteleone
Intanto, fervono i lavori per aprire un ampio spazio dedicato all’organizzazione di matrimoni da sogno: il vicino borgo di Monteleone –che si raggiunge a piedi dall’attiguo sentiero di campagna- offre uno scenario raramente fruibile altrove, complice la scarsa presenza di persone: sposi e invitati avrebbero modo di riportare sentori di Medioevo nella quotidianità, facendo rivivere ogni volta il sito e colorandolo di un’aura fiabesca.

Una suggestione pittorica per le strade del borgo
Il dipinto del Perugino sulla pala d’altare nella chiesa del borgo
A Monteleone d’Orvieto, poco distante dal relais The Monteleone, c’è un dipinto a olio su tavola attribuito alla bottega del Perugino o al maestro stesso; si tratta della Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo, comunemente noto come la Pala di Monteleone d’Orvieto.
Il borgo ha iniziato a svuotarsi negli anni 70, ma si sta ripopolando di turisti in arrivo da ogni parte del mondo: l’opera è solo una delle motivazioni. L’Umbria è sempre più spesso buon retiro di chi cerca storia, arte, bellezze naturali, cucina densa di tradizione e anche un tocco di eleganza.









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