Quando l’importatore dei motori Johnson diede alloggio a Carlo Riva…

Ott 21, 2026Tradizioni

Carlo Riva, artefice del mito Riva motoscafi, era in conflitto con il padre Serafino: il primo insisteva sulle gare –che portavano poco profitto- mentre il secondo aveva intuito la direzione da prendere. Perciò, nel 46, a guerra finita, volle spingere l’immagine dei cantieri Riva e-sapendo di dover fare da solo- utilizzò per la stampa dei manifesti il denaro riservato all’acquisto di una casa. A ospitarlo nella sua soffitta, a lungo, sarà Lombardi, importatore dei motori Johnson.

Questa è una delle tante storie meravigliose di cui è intriso il Museo della Barca Lariana: duemila anni di storia, raccolti in 14 stanze su una superficie complessiva di 4.500 metri a Pianello del Lario e voluto con il cuore e con la mente da GianAlberto Zanoletti.

La sala d’ingresso

Maestria italiana e motori americani furono uno dei segreti della nautica lariana: la sala motori ospita le primissime creature di Ole Evinrude fino ai successivi Archimedes, Chrysler, Johnson, Mercury e tanti altri.

La storia del luogo, con le sue popolazioni dall’anima montana e lacustre allo stesso tempo, si intreccia con il mondo da sempre. Forse perché il Lago di Como fu asse strategico di snodo fra Italia, Europa centrale, valichi.

Qui, alla fine dei periodi belligeranti che videro le barche protagoniste di scontri epici, si insediò un turismo aristocratico anglosassone; tanto che l’Inglesina, barca che portava con sé il fascino della Belle Epoque, delle musiche di Debussy, divenne un archetipo del turismo ricreativo lussuoso e raffinato.

Le competizioni internazionali

Tanti nomi internazionali accorsero anche per le competizioni, veliche e non.

Sul Lago di Como, il 2 agosto del 1850, si tenne la prima competizione velica italiana, di cui le sale del Museo portano il brivido e la bellezza in maniera tangibile. Qui si trova la star Merope, medaglia d’oro olimpica timonata da Agostino Straulino, il più grande velista italico di sempre. Poi, il maestoso Cisko-Yu, racer inglese del 1896 appartenuto all’Ing. Carcano, progettista di Moto Guzzi.

La Sala vele

Sul fronte dei bolidi, quasi tutti rossi e aerodinamici, in primo piano lo scafo Pucico, costruito dai cantieri Vidoli e pilotato da Carlo Leto di Priolo, che segnò il record di velocità classe 450 kg nel 1949 e che montava un motore Maserati.

Alcune barche da corsa

Un altro mito di cui Zanoletti, con la sua passione indomita, è riuscito a raccogliere le vestigia, è la Carniti, nata come azienda tessile a Oggiono e trasformatasi in produttore di motori marini. Il museo dedica uno spazio ampio alle creazioni di Carniti insieme al poledrico inventore lecchese Pietro Vassena, che appena dopo la Seconda Guerra mondiale aveva creato il primo fuoribordo italiano.

Sala Carniti

Il Museo è fucina di gioielli: la Freccia dei Gerani, ultimo aliscafo della serie EHS70; il battello Balilla, in origine di Umberto I, primo esempio di monoelica posteriore. Poi ci sono tutti i racers inglesi di fine 800, i Monotipi, le Star, gli Snipes e i Dinghy.

La Freccia dei Gerani

La gondola Veneziana e la barca dei Promessi Sposi

Quel che Zanoletti è riuscito a compiere, risulta straordinario. Racconta la storia di duemila anni attraverso le barche. E si scopre che le barche a remi hanno come antenati i pentecori, che hanno ispirato le romane Lyburnian e le bizantine Dromon. Che barche come la Giulia, esposte nella parte esterna, erano in grado di caricare mandrie fino a 250 tonnellate. Che ogni paese aveva la sua flotta di Batell.

La Giulia, usata anche per le transumanze

E che nel 700 qualunque nobile o gentleman voleva la sua gondola. Il Museo ospita tra gli altri un esemplare pregiatissimo, rinvenuto a Villa Arconati. Qui, i referenti massimi erano i Taroni: Ferdinando Taroni aveva capito che gli aristocratici preferivano rivolgersi ai maestri d’ascia Veneziani ed era andato a scuola da loro, per poi aprire la sua azienda sul Lario. Un business fiorente, visto che all’epoca la gondola era un reale simbolo di status, ne navigavano sul Tamigi, sulla Senna e su tutti i canali fino a San Pietroburgo.

una gondola Veneziana

 

Poi, c’era la gondola lariana di cui la Moltrasina, conservata nelle sale, è l’ultima rimasta nel suo stato originale.

Grande emozione davanti ai Quatrass, la barca umile che tutti potevano possedere; o alla Barca di Pescarenico, che corrisponde alla descrizione Manzoniana nei Promessi Sposi.

Ma come ha fatto Zanoletti a raccogliere 400 imbarcazioni?

Una delle imbarcazioni tipiche del Lago di Como

Il fondatore e la sua passione endemica

GianAlberto porta le barche nei suoi cromosomi, nasce sul lago  e sin da piccolo frequenta i pescatori e i maestri d’ascia. Lì, matura un sentire che lo porta a vedere la barca come simulacro di vita, di cultura, di territorio. A 12 anni riceve il suo primo Dinghy a remi e costruisce una vela con un vecchio lenzuolo. A 17 partecipa alla Centomiglia del Lario e nel 1970 batte il record mondiale di velocità nella categoria Fuoribordo Sport classe SF 1000cc.

GianAlberto Zanoletti

“Quando le barche in legno smisero di essere considerate, per l’avvento di tecnologie e materiali diversi, mio padre iniziò a cercarle e raccoglierle” –spiega Ferdinando Zanoletti, oggi Presidente della Fondazione Museo Barca Lariana e del suo patrimonio unico al mondo.

Addio monti, dipinto di Luigi Bianchi che ritrae la barca di Pescarenico. Si trova nel libro scritto da GianAlberto Zanoletti insieme a Gianfranco Miglio e Massimo Gozzi, “Le barche a remi sul lago di Como”

Dapprima, la destinazione delle barche fu il giardino di casa; non una casa qualsiasi, visto che gli antenati della famiglia costruirono la magnifica Villa Camilla, una delle magioni più rilevanti della zona. Poi, quando lo spazio non fu più sufficiente, GianAlberto fondò con alcuni amici l’Associazione Raccolta Barca Lariana. Le imbarcazioni vennero trasferite in un’antica filanda a Pianello, oggi Museo Barca Lariana.

Ferdinando Zanoletti, sua figlia Angelica e due membri dello staff di Villa Camilla

Villa Camilla e il Museo: un’esperienza da non perdere

Soggiornare a Villa Camilla, meravigliosamente gestita da un team dedicato –di cui fa parte anche Angelica Zanoletti, figlia di Ferdinando- e visitare il Museo è un’esperienza da non perdere. Ben lo sa il pubblico americano che affluisce copioso da aprile a novembre, godendosi il parco con alberi secolari, il panorama, la piscina, le escursioni su una delle numerose barche a disposizione e il territorio che offre monti, lago, kytesurf, storia, buon cibo e ristoro per l’anima.

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