Riccardo Cotarella e il vino, una storia d’amore

Ott 21, 2025Personaggi

Il vino “sente”, “parla”. E’ qualcosa di vivo. Se faccio un Trebbiano nel Nord Italia o in Abruzzo, cambiano le mani che lavorano la terra, che toccano i grappoli. E cambia il risultato”.

Riccardo Cotarella è, semplicemente, l’enologo più famoso del mondo. La sua, con il vino, è una relazione di puro amore. Si rivolgono a lui, per gestire il percorso che dall’acino arriva alla bottiglia, aziende di tutto il mondo, dal Giappone alla Sierra Nevada. E personaggi di spicco come Sting, Bruno Vespa, Gianmarco Moratti, Brunello Cucinelli.

Ma lui rimane quello di sempre, appassionato di un mondo che passa per il cuore ma rimane pur sempre scienza.

Il vino è un prodotto dove la biologia la fa da padrona. Dove c’è vita ci sono sempre elementi anarchici, incontrollabili. E’ una scienza perché la natura ha previsto che quella sostanza diventasse aceto, mentre noi le facciamo prendere una direzione diversa.

Amo spesso usare il parallelismo del cavallo e del cane: il cane è fedele e fa quello che vuoi, il vino è come il cavallo, con una forte dignità e la scarsa propensione a essere comandato”.

“Il vino, la mia vita”- Un libro, un film

Il libro “Il vino, la mia vita” edito da Rizzoli, racconta la storia di un uomo che produce risultati straordinari, in tutto il mondo.

Condotto alla facoltà di agraria dal padre: “io volevo fare il geometra, lui mi impose gentilmente questa via ed è stato subito amore, avevo 14 anni. Appena uscito dagli anni universitari e formativi ho subito avuto il battesimo del fuoco. Una cantina, Vaselli, esportava milioni di bottiglie in USA ed io ero l’ultimo arrivato; poi subentrò un problema molto difficile da risolvere. Trovai una soluzione che sembrava l’uovo di Colombo e qui imparai subito che il vino devi trattarlo con umiltà, perché è lui che comanda; tu decidi come e dove indirizzarlo. Restai con loro anni, dal 69 all’81”.

Da quei tempi ad oggi, la figura dell’enologo è cambiata tantissimo, perché si è trasformata la cultura del vino.

Le persone, quando degustano una buona bottiglia, vogliono sapere del terreno, della storia, del lavoro fatto dall’enologo, dall’agronomo. Bevono un’esperienza.

Gli chef sono diventati figure mediatiche, noi ne abbiamo di grandissimi come Carlo Cracco e Massimo Bottura. Ebbene, anche nel campo del vino si stanno facendo progressi enormi, oggi è facile che si scelga prima un vino a cui abbinare successivamente i piatti. Sono diminuite le quantità ed è aumentata la qualità”.

La differenza fra bere e degustare diventa sottile. “Proprio per la natura unica del vino, sapere tutto ciò che ha portato a quella bottiglia, rende il sorso dell’assaggio un rito. Una convalida di ciò che ho imparato sulla sua storia”.

Dal Giappone all’America, passando per la Georgia

Riccardo Cotarella arriva nei territori e si plasma su di essi.

In Giappone mi sono sforzato di pensare il giapponese e di approcciarmi all’uva e al vino come fanno loro, quasi fossi un neofita. Là hanno un’attenzione maniacale al terreno, quando fa freddo sciolgono la vite dal tutor e la sdraiano per terra con la neve che fa da cuscinetto termico, per tirarla su a primavera”. Nelle montagne della Columbia Valley, dietro Seattle, è tutto diverso.

Magari sono appena arrivato dalla Sicilia e cambio scenario di colpo, è come sobbalzare da una cultura all’altra”.

Ora, la passione e l’anima di Cotarella sono volte alla Georgia, “madre delle vigne e della vite. Il vino nasce da quelle parti, non in Francia o in Italia. E’ arrivato in Italia grazie ai fenici che passavano dalla Calabria, dalla Puglia, dalla Sicilia. Ma la sua origine è caucasica, montenegrina. Facevano prodotti diversi, ma il culto della vite arriva da loro”.

Alla fine, il lavoro dell’enologo è sempre di contatto intimo, oltre che di conoscenza.

La sua descrizione è appassionante ma ci dà l’idea di cosa sia il vino: “Miliardi di esseri viventi unicellulari che mangiano, litigano, si fanno concorrenza, lavorano e vorrebbero fare aceto! Tu devi indirizzarli ma non sempre è facile, ogni anno è un’esperienza nuova”.

Queste 370 pagine parlano di vita, di territori, di cultura, di amore. E di splendidi vini che sono ogni volta una storia nuova, personale per ogni imprenditore.

Anche per chi, alla fine, li degusta, l’esperienza è unica: “tu mangi, o bevi, ciò che sei. E poi potreste mai concepire un matrimonio festeggiato con acqua”?

 

 

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