Scoprire luoghi meravigliosi, assaggiando vino

Ago 3, 2026Turismo

Questo è un piccolo viaggio enologico e territoriale. Parte dal Monferrato, passa per la Toscana e si conclude in Friuli, ci fa assaporare vini che vengono portati anche e soprattutto negli Stati Uniti. Ma, quel che più conta, ci fa scoprire luoghi densi di storia secolare. Perle architettoniche e stralci di Medioevo, abbazie e vigneti patrimonio UNESCO, posti dove la storia vibra,  confluiti nel Le  Tenute del Leone Alato, polo vitivinicolo di Leone Alato, la holding agroalientare di Generali Italia.

Bricco dei Guazzi, Monferrato

C’era una volta Stefano Guazzo, che viveva nella sua Villa del Bel Riposo, sulla cima di una collina nel borgo medievale di Olivola, godendosi la vista del maestoso Monviso (monte da cui nasce il Po). Era nobile  e letterato, procuratore per conto della famiglia Gonzaga di Mantova.

Ma nel suo buen retiro nel cuore del Monferrato il protagonista era il vino.  Tanto che le vasche di fermentazione in muratura erano scavate sotto il piazzale d’arrivo dei carri, quando la vinificazione avveniva per caduta. Oggi, la meravigliosa villa circondata da 34 ettari di vigneti, riflette gli influssi liberty del 700,  allorché  l’ammiraglio Ricci Candiani –esponente di una ricca famiglia cui la proprietà passò- apportò le modifiche architettoniche visibili allo stato attuale.

Sempre del 1700, un ampliamento con la grande cantina che vanta una magnifica geometria di mattoni: É ancora presente una delle botti originali da 200 hl in legno costruita sul posto La riscoperta dell’Albarossa – incrocio d’impollinazione fra Barbera e Nebbiolo -, porta Bricco dei Guazzi fra i più grandi produttori e interpreti mondiali di questo vitigno, coltivato in più di sei ettari e declinato da poco anche in una grappa.

Albarossa

L’azienda rientra nel “circuito degli infernot”, un percorso che si snoda fra 9 comuni del territorio e che nel 2015 è stato dichiarato patrimonio UNESCO.

Costa Arènte, Valpantena

Esiste una valle che quasi nessuno conosce.  La Valpantena, incastonata in quel gioiello che è la Valpolicella. La valle, che parte da Verona e sale verso i Monti Lessini, è costellata di ville  e ruderi dei tempi di Cangrande della Scala.

 

Vicina a Grezzana, a Santa Maria in Stelle,  vale la pena visitare i resti dell’edificio ipogeo di origine paleocristiana L’ipotesi più accreditata riguardo l’etimologia del nome è la derivazione da “valle di tutti gli dèi”, proprio per il tempio romano (Pantheon) che si trova a Santa Maria in Stelle. Ma vi è un’ennesima ragione per visitare i dintorni del cone di Grezzana. Qui, a 250 metri d’altezza, si trova Costa Arènte.

 

Una cantina che produce cinque etichette che rispecchiano la tradizione vitivinicola della zona: Valpolicella superiore, Ripasso Superiore, Amarone, Amarone riserva e Recioto. Vini eleganti e profumati, ricchi di mineralità, che sulle etichette recano una croce.

Questo simbolo si riferisce a un oggetto rinvenuto negli scavi degli anni Novanta: si ipotizza che fosse un manufatto della Curia vescovile di Verona per identificare i suoi possedimenti.

Duemani, Toscana

Una delle destinazioni elettive di chiunque visiti il nostro Paese è la Toscana. Il luogo in cui vi conduciamo è atipico. Si chiama Riparbella, nel cuore della provincia di Pisa, fra il mar Tirreno e la macchia mediterranea della costa.

La tenuta, che si estende su 13 ettari totali, è nata nel 2000 abbracciando da subito l’agricoltura biologica e, successivamente, ottenendo la certificazione biodinamica Demeter.

Situata sulla Costa Toscana, affacciata sul Mar Tirreno, Duemani è una collina che profuma di mare e di bosco: sole, luce e continue brezze, garantiscono ottime escursioni termiche, determinanti per lo sviluppo degli aromi e per una lenta maturazione delle uve, garanzia di un perfetto equilibrio.

L’enologo Luca D’Attoma

Qui, varietà come Cabernet Franc, Syrah, Merlot e Grenache hanno trovato condizioni ideali per sviluppare caratteristiche uniche ed esprimere diversi aspetti del territorio.

Duemani  nasce dall’idea di  Luca D’Attoma, enologo di fama internazionale, di creare da zero e su terreni un tempo dedicati alle colture cerealicole, una cantina con approccio biodinamico e biologico. Che, alla fine, rappresenta una visione olistica e rispettosa della natura, in un approccio di grande connessione con l’ambiente. Un piccolo esempio per capire la portata -e le competenze che implica- questa filosofia? L’utilizzo del preparato 501, noto anche come corno silice, amplifica la forza e l’energia luminosa del sole, incrementando la fotosintesi e contribuendo alla vitalità delle viti.

Questo preparato è composto da polvere di cristallo di quarzo finemente macinata, inserita in un corno di vacca e sepolta nel terreno durante l’estate. Dopo alcuni mesi, il contenuto viene diluito in acqua e spruzzato sulle piante, migliorando la fotosintesi e la resistenza alle malattie.

Torre Rosazza, Friuli

L’ultima tappa è il Friuli. Sui Colli orientali, sopra Oleis di Manzano, si trova un’Abbazia fondata dai monaci agostiniani nel IX secolo. E proprio accanto, sorge la tenuta di Torre Rosazza, la cui produzione d’eccellenza si deve alla dedizione dei monaci nella crescita e coltivazione della vite e dell’ulivo.

Ribolla Gialla, Friulano, Picolit e Pignolo convivono accanto a Merlot, Sauvignon, Pinot Bianco e Pinot Grigio, dando vita a una gamma capace di raccontare la complessità del territorio.

Qui, la sperimentazione sui blend ha portato a risultati meravigliosi. Ne citiamo due: il Ronco della Torre, che unisce l’autoctono Pignolo al Merlot e la capsule collection Lis Vedranis, che in friulano significa “le zitelle”.

Masiero e Bandaros

La tenuta infatti è appartenuta per tanto tempo alla Secolar casa delle Zitelle, istituzione fondamentale per l’istruzione e il sostegno delle giovani donne fin dal 1595. La collezione comprende un Blanc de Blancs Metodo Classico Brut, un Blanc de Noir Metodo Classico Brut in edizione limitata, e un Rosé Metodo Classico Brut.

 

 

 

 

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