In principio era il Verbo: poi, arrivò la resina Gobbetto

Dic 1, 2025Aziende

Il pavimento traslucido di una nave, la montagna di sale di Mimmo Paladino, la scenografia di una sfilata, un tavolo di design: ognuna di queste cose potrebbe scaturire da una resina Gobbetto.

Una sostanza che è materia edile, architettonica, ma che diventa soliloquio nell’espressione artistica. Giancarlo Gobbetto non aveva idea dell’universo che stava aprendo, quando negli anni Sessanta un ingegnere americano gli ventilò che poteva usare la resina non solo nel contesto navale o industriale, ma per pavimentare e rivestire qualsiasi cosa.

Lì, Giancarlo ebbe l’intuizione che caratterizza i grandi imprenditori: vide dove altri non riuscivano a vedere. Creò un prodotto che attecchì subito nel residenziale, soprattutto negli showroom di moda: quello di Calvin Klein, a New York, fu tra i primi a credere in questa soluzione estetica.

L’interno di un sushi restaurant

Oggi la resina riesce a modularsi come fosse gesso, stucco veneziano, spatolato, alabastro; diventa flessibile, ondulata, assomigliando a una mousse golosa. Crea fondali immersivi che trarrebbero in inganno la Sirenetta, diventa polena che si dissolve nell’etere sotto le abili mani di artisti come Sonja Quarone. Ma, al pari, un architetto può usarla per strutturare un negozio con la promessa di poter disallestire e tirare via tutto per un eventuale trasloco. Potenza dei brevetti che Gobbetto ha portato avanti nel tempo.

Corso Como 10 a Milano, Romeo Gigli, Giorgio Armani, ma al pari le navi della Poseidon, artisti come Mimmo Paladino, architetti come Paola Navone, che per l’hotel 24 Hours a Firenze ha usato il Dega spatolato (microcemento con effetto goccia, dalla finitura opaca).

Hotel 24 Hours Firenze by Paola Navone

L’ingresso nel residenziale avviene negli anni Ottanta, grazie a elaborazione che consentono di creare gli spatolati, le finiture artistiche: da quel momento vediamo la meraviglia di resine fotosensibili, capaci di elasticità, idonee a cambiare colore e forma, di rivestire oggetti. Atossiche, termoindurenti, riutilizzabili, ecologiche.

La vera forza di Gobbetto è di essere un artigiano industriale: un’azienda a dimensione piccola, capace di progetti immensi.

Un’industria artigianale dove i progettisti e gli artisti lavorano con i tecnici

Da Gobbetto, c’è da perdere la testa. Perché tutto, potenzialmente,  è possibile. Ci sono i Floating Resin Panels, che consentono appunto di essere tolti quando necessario. C’è Dega Energy, resina magnetica che consente di far aderire oggetti alle pareti, come fossero pensili.

Dega Art

Con Flexint si possono fare tappeti e tendaggi in resina! Biolux restituisce la notte la luce che ha inglobato durante il giorno. Una magia. La resina si mimetizza sotto spoglie multiformi, diventa mobile, parete opaca, suppellettile. La sua versatilità risulta chiara entrando nello showroom di via Carroccio 16 a Milano, dove fanno bella mostra di sé le ultime collaborazioni artistiche poste in essere dal collettivo Studio X, ma altresì i 42 nuovi colori impostati da Matteo Cibic’ –architetto e figlio d’arte, visto che suo padre Aldo con Gobbetto realizzò i negozi Esprit e Benetton.

un dettaglio decorativo

A Trezzano sul Naviglio, dove Gobbetto ha la sua sede, il team tecnico lavora a fianco di progettisti, di artisti, per valutare come realizzare al meglio ogni idea. Clarissa Gobbetto, che guida la realtà costruita da suo padre insieme al fratello Gianluca, spiega che è  in fase di implementazione il Museo ed è attiva l’Accademia, per chiunque voglia imparare a lavorare con la resina.

Un progetto per nave da crociera

Grazie alla sua unicità, Gobbetto non sente alcuna crisi: l’estero copre oggi il 60% del fatturato. Le trovate tecnico estetiche, frutto di una ricerca costante, non smettono mai di stupire: stupendi i laghetti per esterno che inglobano sassi e materiali inerti. O i pavimenti auto illuminanti.

Dega art

Ma il maggiore stupore lo suscita il grande cerchio, una sorta di mandala in sabbia e resina, posto lungo la scala dello showroom: la sabbia proviene autenticamente dal Sahara, ai tempi in cui Gobbetto realizzava strade in Africa insieme a Snam, prima dell’avvento del catrame.

Un pavimento Gobbetto

Materia duttile che favorisce l’espressione artistica

Durante l’ultimo salone del Mobile, il progetto Resin Origin ha restituito appieno la capacità trasformista di un materiale a cavallo fra industria e artigianato. La resina diventava suppellettile forgiata a onde, colante, traslucida, plastica. Un rimando al tornio, con il guizzo della contemporaneità. Lunga, è la lista degli artisti che hanno affondato mani e memoria nel mare multiforme delle possibilità Gobbetto: da Gaetano Pesce a Mino Longo, da Mimmo Paladino a Enzo Fiore, che compone opere con radici, terra, rami, resina epossidica. Alle recenti sfilate di Parigi Gobbetto è stata protagonista silente, con scenografie create insieme a brand di caratura mondiale.

 

 

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