Bernini e i Barberini: una mostra che ci fa attraversare la Roma barocca

Nov 27, 2025Arte ed eventi

Una mostra spettacolare, a cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, quella che Gallerie nazionali di Arte Antica porta nel 2026, dal 12 febbraio al 14 giugno.

Un excursus che traccia la vita di Gian Lorenzo Bernini, il cui spirito aleggia ogni volta che ammiriamo il colonnato ellittico di piazza San Pietro e il suo rapporto con Maffeo Barberini, suo primo e decisivo committente, eletto pontefice nel 1623 con il nome di Urbano VIII. Nonché, come tanti sostengono, l’uomo che scoprì la grandezza di Bernini, laddove Innocenzo X preferiva il rivale Borromini.

La mostra sarà realizzata con il sostegno del Main Partner Intesa San Paolo e con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano e ci porterà nel fulcro della nascita del Barocco, di cui papa Urbano VIII sarà un appassionato fautore.

Il baldacchino della Basilica di San Pietro

L’esposizione si colloca in concomitanza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività Berniniana.

Il dibattito sul Barocco

Gli animi sono divisi, sulla genesi del Barocco: chi lo colloca nel 1600, con Carracci e Caravaggio e chi lo vede affermarsi pienamente negli anni Trenta del Seicento con Bernini, Pietro da Cortona e Borromini. Intanto che si dibatte, una cosa è certa: il ruolo decisivo di Maffeo Barberini nella cultura figurativa della Roma seicentesca.

Molti studiosi hanno ravvisato nel futuro papa Urbano lo scopritore di Gian Lorenzo Bernini, evento che apre la via alle meraviglie realizzate in San Pietro durante il Pontificato del mecenate. Ad esempio fu Maffeo a incoraggiare il Bernini pittore: la mostra presenta –grazie all’eccezionale prestito della National Gallery di Londra- l’unico importante dipinto pubblico di Bernini.

In ambito scultoreo, invece, la mostra porta capolavori come i ritratti degli antenati Barberini, scolpiti in marmo da Gian Lorenzo e da Giuliano Finelli e Francesco Mochi, oggi dispersi in collezioni pubbliche e private.

Qui non si tratta di un soliloquio Berniniano, ma di un dialogo con importanti artisti dell’epoca, quali Guido Reni: sarà un’occasione preziosa per vedere busti raramente esposti, come quello di Thomas Baker (Victoria and Albert Museum) e di Costanza Bonarelli (Museo Nazionale del Bargello).

Busto di Costanza Bonarelli, amante di Bernini

Ponderosa, la partecipazione museali: dal Louvre all’Albertina di Vienna, dal Paul Getty Museum al Thyssen- Bornemisza di Madrid.

In questa occasione tornano a Palazzo Barberini tre arazzi importanti, dispersi fra i Musei Vaticani, Philadelphia e New York: uno rappresenta la vita di Cristo, il secondo le storie di Costantino e il terzo la vita di Urbano VIII.

Fontana dei Quattro Fiumi, Piazza Navona

Maffeo, letterato, poeta, cultore del Barocco

Maffeo Barberini fu promotore assiduo dell’arte barocca, nonché committente assiduo di Bernini: il Baldacchino di San Pietro, l’affresco di Pietro da Cortona in Palazzo Barberini, la residenza di famiglia davanti al Quirinale, le fontane con le api simbolo della famiglia, consegnano alla storia la passione del mecenate e del letterato.

Il suo nome proviene da Urbs, a sancire il legame con l’Urbe, Roma, città dove si sentiva forestiero in quanto toscano di provenienza.

Certo, nella sua storia qualche neo c’è: un forte nepotismo, in particolare verso Taddeo che si accasò con una colonna e che si distinse per arroganza nell’esercizio dei suoi poteri; o per avee spremuto di tasse i romani al fine di finanziare una guerra personale, cosa che lo rese inviso ai nobili del tempo. Ma seppe successivamente farsi perdonare.

autoritratto del 1626

Come promotore dell’arte e della cultura, invece Maffeo su imbattibile: la sua esperienza come Nunzio apostolico a Parigi e la frequentazione della corte di Enrico IV lo influenzeranno profondamente. Senza di lui non esisterebbe l’idea di Barocco che coltiviamo ancora oggi. La sua vocazione era internazionale, tanto da coinvolge le corti di Madrid, Vienna e Parigi.

La scala di Bernini a Palazzo Barberini

Bernini: già a 15 anni la sua scultura del piccolo Giove era epica 

Il padre di Gian Lorenzo, Pietro, era uno scultore: a lui  erano stati affidati lavori alla Certosa di San Martino di Napoli dal viceré e Gian Lorenzo lo seguiva in cantiere. Nel 1906 Pietro si trasferì con la famiglia a Roma, chiamato da Paolo V: in quegli anni rimase assorbito dalla Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore e insegnò al figlio i primi rudimenti di scultura.

Giove bambino, scolpito fra i 15 e i 17 anni

Il talento del ragazzo uscì presto, ben promosso dal padre: a 15 anni il suo “Giove bambino e fauno nutriti dalla capra Amaltea” era talmente straordinario da far pensare fosse un’opera dell’antica Grecia.

Da adolescente a Gian Lorenzo furono commissionate dal Cadinale Scipione Borghese quatto opere straordinarie: il Ratto di Proserpina, Apollo e Dafne, Enea Anchise ed Ascanio, David.

un particolare della Dafne che si trasforma in albero

Nel 1969 Bernini subentrò alla direzione lavori per la costruzione di Palazzo Barberini, confermando la perizia di Borromini e lasciandogli manifestare il suo talento architettonico e decorativo. E già qui, nella contrapposizione fra la Scala a pozzo quadrato del Bernini, con rampe sostenute da colonne doriche e la scala elicoidale di Borromini, molto più eterea, si consuma la rivalità fra i due artisti.

La scala elicoidale del Borromini

Oggi Palazzo Barberini rientra, insieme a Palazzo Corsini, nella dicitura  Gallerie Nazionali di Arte Antica.

 

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