Un ecosistema immenso, che copre il 20% del PIL e che nemmeno i codici Ateco e l’Istat riescono a individuare nelle sue specificità. Il turismo italiano vive di un oceano di piccole aziende focalizzate sulla bellezza del territorio, sulla vocazione a sposarsi in Italia, su strutture e servizi, sfruttando un dinamismo e una resilienza legati proprio alla piccola dimensione.

Enzo Carella dirige Federterziario, oltre a essere un imprenditore con strutture internazionali in questo ambito (Life Resorts)
Il turismo è il miglior ambasciatore dell’Italia nel mondo, perché unisce trasversalmente ambiti multipli come enogastronomia, shopping, wedding, cultura. Possiamo definirlo il tessuto connettivo del paese. Questo ecosistema immenso funge da volano ad imprese che non operano strettamente nel comparto ma ne beneficiano. Proprio per questo, la misurazione del PIL che il turismo muove risulta spesso inesatta, approssimata per difetto
Anche perché, come rileva Carella, “il turismo è un elemento trainante del tessuto sociale, dello sviluppo di attività giovanili, grazie a esso vengono promosse attività nei borghi, nelle scuole”.
Dopo la battuta d’arresto del Covid, l’Italia si riprende le sue posizioni e svetta battendo la Francia, affiancandosi alla Spagna.
Le aziende italiane sono tanto vituperate per la loro micro dimensione ma proprio in virtù di questo hanno una grande resilienza. Inoltre, dopo il Covid e le chiusure forzate, si è rafforzata la percezione dell’importanza di fattori come natura, cultura, aria aperta. Una città come Roma, se fermi il turismo per due o tre anni, non scompare dal desiderio collettivo ed è ovvio che oggi ci sia la fila per vederla
La bellezza non è sufficiente. Serve programmazione
La spesa turistica pro capite in Italia è in crescita, così come il numero dei passeggeri. Ma il patrimonio di bellezza che abbiamo a disposizione non è sufficiente.

La capacità tutta italiana di interagire con l’ospite va incanalata in standard, protocolli, procedure volte a ottimizzare il risultato.
C’è bisogno di riqualificare le risorse secondo piani formativi che non possono essere quelli di 45 anni fa. Chi durante il Covid ha cambiato rotta per compensare alla mancanza di reddito, non necessariamente è tornato alla precedente occupazione. Inoltre c’è bisogno di una pianificazione sulla base di dati oggettivi. I dati a nostra disposizione attraverso Enit e Istat si riferiscono a due anni fa. Se pensiamo che il ciclo di vita di un turista parte circa 24 mesi prima, siamo in ritardo di quattro anni. Dovremmo aggregare dati parcellizzati fra pubblica amministrazione, camere di commercio, polizia, uffici cambi, regioni, fondamentali per prendere decisioni coerenti.
Una missione difficile, cui le aziende hanno compensato come sempre in autonomia, visto che in Italia le uniche autorizzate a gestire e promuovere il turismo sono le Regioni ma ognuna fa per sé.
Neanche le stelle degli hotel sono valutate allo stesso modo. C’è un gap molto grande fra le singole realtà regionali. Inoltre non esiste un solo fattore, ma tanti: dov’è il confine fra turismo enogastronomico, ciclistico, melodico? Quali punti hanno in comune? Chi viene a sentire l’opera per quale ragione non dovrebbe fermarsi a degustare prelibatezze?
Come spesso accade in Italia, il grande numero di associazioni, la scarsa visione della politica, le lacune, “hanno creato ritardi che le aziende risolvono da sole”.
Un aiuto arriva ora da Filiera Italia, il think tank creato proprio per un confronto trasversale.

La potenza del digitale e il think tank che mancava
Il turismo è velocissimo nell’adottare le soluzioni digitali rispetto ad altri settori. Il prodotto turistico, in fondo, risiede in un magazzino digitale in cui il prezzo di un ristorante, di una escursione, varia fra le 7 e le 10 volte al giorno, in funzione delle dinamiche domanda offerta. Le dinamiche digitali sono potentissime e sono governate da imprese private, non esiste un’Authority come in Spagna o in Francia
Per aiutare il microcosmo delle imprese che gestiscono strutture e servizi di questo immenso comparto, è nata Filiera Turismo Italia, “quasi un territorio sovranazionale, che mette insieme argomenti e dati di associazioni diverse, facendo chiarezza sui numeri”.
Si tratta di un’associazione che riunisce imprese e professionisti del settore con l’obiettivo di costituire un network, avvalendosi del supporto di Federterziario Turismo, per sostenere la crescita e progettare iniziative strategiche orientate al futuro.
Si tratta di un’associazione che riunisce imprese e professionisti del settore con l’obiettivo di costituire un network, avvalendosi del supporto di Federterziario Turismo, per sostenere la crescita e progettare iniziative strategiche orientate al futuro.
Un elemento che serviva, visto che “qui sono espresse tutte le anime. Ci si può confrontare al di là dell’attitudine di ogni federazione a fare lobby e al dovere di gestire contratti di lavoro”.
Un ultimo, ma non certo in termini di importanza, elemento è la customer care: quando il turista arriva su un territorio, le esperienze devono essergli offerte in maniera completa e affidabile.
Il servizio concierge è di fondamentale importanza in qualsiasi pacchetto. Un cliente che arriva in Puglia si aspetta una visita al frantoio, alla cantina, alla scoperta di paesaggi naturali.






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