Sassari racconta la rivoluzione Impressionista: una mostra extra-ordinaria

Nov 21, 2025Arte ed eventi

Sassari dedica una mostra all’impressionismo nella sua completezza. E si predispone ad assumere un ruolo centrale nella cultura non solo della Regione ma del Paese. Saranno 66 le opere in mostra dal 39 novembre al Museo Tavolara, realizzate da 31 artisti e curata dallo storico dell’arte Alberto Bertuzzi.

Il titolo della mostra riflette l’anima impressionista, improntata alla libertà dalle regole dell’accademia, alla luce, alla natura espressa nella sua veste pura, primaria: Luce, Natura, Libertà. I pionieri del paesaggio da Barbizon agli Impressionisti.

L’esposizione è stata ideata  e realizzata dall’Associazione Culturale Aurea Natur, che al suo interno ha discendenti di personalità politiche importantissime nella storia italiana, nonché distintesi per il loro profilo culturale.

Berthe Morisot

Il percorso espositivo sarà diviso in tre sezioni, che partono dai primi fermenti rivoluzionari antiaccademici e scorrono attraverso la scuola di Barbizon, fino alla piena maturità del movimento impressionista.

Le opere sono state fornite da collezionisti italiani e francesi, alcune non sono mai state esposte al pubblico: a progettare  la mostra hanno contribuito il Comune di Sassari e la Fondazione di Sardegna, con il patrocinio della Provincia e dell’Università degli Studi di Sassari.

Dipinti a olio, disegni, tecniche miste, acquerelli, litografie e matite su carta si succedono in una galleria artistica che vede la centralità di nuovi soggetti, in particolare del paesaggio, e un diverso modo di raffigurarli.

Gli anticipatori: da Boudin a Isabey

Come ogni rivoluzione culturale, anche l’Impressionismo ebbe i suoi passaggi propedeutici. Eugène Bodin era maestro di Claude Monet e viene celebrato esponendo la versione in acquarello del famoso Plage de Trouville, custodito al Museo di Orsay di Parigi. Un altro Eugène, Isabey, è presente con quattro dipinti, fra cui Bateau entrant au port (1820) e Retour de pêche en Bretagne (1865), entrambi a olio.

Eugène Isabey – Barques de pèche

 

Bellissima, la sezione dedicata alla scuola di si riferisce principalmente alla Scuola di Barbizon, creata da un gruppo di paesaggisti del XIX secolo che operò nell’omonimo villaggio, vicino alla foresta di Fontainebleu. Questo movimento, attivo tra il 1830 e il 1870, si focalizzò sulla pittura di paesaggio all’aperto e influenzò profondamente il Realismo e l’Impressionismo.

Il caposcuola era Théodore Rousseau, presente con tre opere, tra le quali è possibile ammirare il dipinto a olio Dans la Forêt (1860), che più di ogni altro esprime l’anima che ispira artisti, tra gli altri, come Narcisse Diaz de la Peña, del quale sono esposte sei opere, Jules Dupré con gli inconfondibili colori del suo cielo, Constant Troyon, Jean Ferdinand Chaigneau e Charles François Daubigny con cinque opere, tra le quali Paysage del 1857.

Un dettaglio di Dans la Forète di Rousseau

La narrazione pittorica dei grandi: da Monet a Sisley

Monet fu molto legato a Eugène Boudin, suo maestro. Una testimonianza di questo legame è Tempesta a Sainte-Adresse, del periodo giovanile, mentre I pescatori di Poissy sulla Senna è uno studio preparatorio dell’opera omonima conservata al Museo del Belvedere, a Vienna.

Alfred Sisley – Le pont de Sèvres

Sisley è presente con Le pont de Sèvres; Camille Pissarro, con un disegno su carta; Berthe Morisot, con un delicato disegno raffigurante un ritratto di donna.

Giovanni Boldini – Donna seduta con ventaglio

Giovanni Boldini era un artista vicino alla sensibilità impressionista ed è contemplato nella mostra, con un pastello su carta che ritrae la Donna seduta con il ventaglio (1890 ca). Un altro autore italiano, Emilio Donnini, viene celebrato con il dipinto a olio Il Litorale presso l’Argentario (1860).

Poi, vanno citati altri due autori celebri per i soggetti femminili: Henri Gervex e Paul César Helleu, presenti rispettivamente con 7 e  4 opere in mostra.

I piccoli segreti di vite artistiche: le ricerche di Caterina Berlinguer e Alberto Bertuzzi

Monet non sarebbe diventato ciò che è senza Paul Durand-Ruel, mercante d’arte  che lo promosse instancabilmente

spiega Caterina Berlinguer, esperta d’arte e ricercatrice assidua delle verità che si nascondono dentro le opere e le vite degli artisti, nonché organizzatrice di questa mostra.

Claude Monet – Sunset at Seine

Le nostre ricerche hanno svelato che Monet raramente firmava le sue opere appena realizzate. Coloro che acquistarono anni dopo  si fecero  mettere la firma postuma; esisteva addirittura un timbro, realizzato dal figlio di Monet, molto riconoscibile a occhi esperti

Molto affascinante anche la storia personale dell’artista, soprattutto nella parte che coinvolge , la sua seconda moglie.

Monet si trasferì a Poissy, luogo cui è dedicato uno dei quadri esposti, ma odiava il luogo. Aveva una relazione con  Alice Hoschedé,  che in seguito sarebbe diventata sua moglie ma che era sposata con Ernest Hoschedé, collezionista ed estimatore di Monet. Lo ammirava a tal punto che accettò la relazione more uxorio, per la considerazione che aveva di lui come artista

Dettagli che rendono una mostra decisamente straordinaria.

Saranno esposte alcune opere che non sono mai uscite dalle case dei collezionisti. Ed è un modo per aumentare il loro valore

Oltre che delizia per i nostri occhi.

 

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