Se è vero che ogni essere umano costruisce passo per passo il suo “destino” ma nasce con un’impronta precisa, quella di Andrea Camporesi da Faenza –uno dei più apprezzati Realtor di Miami– è sempre stata nitida, quasi lapalissiana: fiducia in sé stesso, una discreta antipatia per la parola NO e un’ambizione endemica, scambiata erroneamente per arroganza dalle persone con il colpo del giudizio sempre in canna.
Poi, c’è il manuale del venditore perfetto innestato nella sintesi proteica, visto che alla domanda “mi venda questa penna” postagli da ragazzo dal Presidente di una grande compagnia che voleva saggiare le sue capacità, Andrea ha risposto nello stesso modo che il film The Wolf of Wall Street avrebbe descritto dopo qualche lustro.
Gli ho chiesto che lavoro facesse. Devi prima conoscere i bisogni dell’altro e non sarai tu che vendi, ma lui che compra naturalmente.
L’accento romagnolo è ancora in traccia, nonostante gli ultimi 14 anni passati a Miami -che lui vede come una
Riccione con i palazzi alti. E pensare che non amo particolarmente il mare e che tutto è iniziato con la mia passione per i ristoranti. Venni qua con duemila euro in tasca, tanto tempo fa, con una bella promessa in tasca (guadagnerai il 18% di ciò che vendi), inglese da imparare e lavori porta a porta.
Andrea è da sempre un gran venditore. Se il buongiorno si vede dal mattino, lui a 4 anni faceva affari nei mercatini delle elementari. Da piccolo il sogno era di aprire un ristorante. Cosa che ha fatto: a 21 anni il primo, a 23 il secondo. Poi, l’annus horribilis 2008 (crack Lehman Brothers) ha segnato il passo. E la passione per la vendita ha preso il sopravvento: prima in Unipol, per due anni, poi in American Express, sempre con lo spirito di chi spazia libero oltre il confine del contratto a tempo indeterminato. Nel 2012, l’intrecciarsi degli eventi configura una proposta di lavoro su Miami.

E inizia un’avventura che la dice lunga sul temperamento indomito di Andrea: A Miami ci sta per un po’, poi si mette in testa di imparare le lingue e la vita vira di conseguenza. Vola a Ibiza e impara lo spagnolo, poi arriva a Montecarlo (francese, ça va sans dire), quindi Valencia, poi Londra per un po’ di British.
Ma alla fine anche Ulisse torna a Itaca e Andrea riapproda a Miami nel 2015.
Il real estate è sempre stato uno stimolo che affiorava, l’architettura degli edifici ha suscitato in me una passione sin da ragazzino.
E qui si inizierà a comprendere come quell’arazzo che si chiama vita forma il suo disegno.
Relazioni e affidabilità al centro del disegno
Ho sempre fatto ristorazione ad alto livello, in alcuni locali si gestivano tavoli da 150.000 euro. Uno standing che mi ha aiutato a muovere i primi passi nel Real Estate, perché i primi clienti sono state persone che avevo conosciuto nell’hospitality.

Anche il socio di Andrea, Sabino, oggi anima del Camporesi Papeo Group, è stato un bar manager esperto e di livello eccellente. La loro unione professionale ha trovato un propulsore straordinario in quell’elemento che per altri ha rappresentato un fermo: la pandemia.
La Florida, inclusa Miami, non ha subito chiusure lunghe, solo pochi mesi. Questo aspetto positivo si è aggiunto ai vantaggi fiscali e all’appeal della città, luogo attrattivo al punto che i ricchi cubani venivano a prendere il caffè qui. Perciò, il mercato immobiliare ha avuto un’impennata improvvisa.
Gli open house per vedere le case, dopo il periodo di lockdown, registravano file mai viste.

Il mood è lo stesso di New York una ventina di anni fa. Adesso Miami è in forte hype, Jeff Bezos ha comprato casa per 70 milioni, Mark Zuckerberg due mesi fa ne ha spesi 170.
Si dice che la fortuna aiuti gli audaci e mai detto fu così ben sostanziato:
oggi a Miami si vendono case per 300 milioni. Per uno straniero comprare qui è facilissimo, gli investimenti danno ritorni molto alti.

La forza della squadra Camporesi Papeo è la passione e la totale disponibilità nei confronti delle persone. E quei plus maturati nel contesto dell’hospitality, che rendono l’approccio del duo italiano decisamente outstanding.

La nostra mentalità è sempre stata questa, per me fare vedere una casa il giorno di Natale non è un problema. Il servizio qui è come lavori, come ti comporti, come tratti il cliente.
Il risultato è lusinghiero: in sette anni di attività, Andrea a Sabino hanno raggiunto lo standing di persone che lavorano nel settore da 30.
Siamo perciò felicissimi di annoverare Andrea Camporesi fra i membri del Comitato Luxury e Design di Italic Us Foundation.
La capacità di mettersi in gioco
Si dice che il caso non esista. E che il dispiegarsi degli eventi segua la nostra –spesso inconsapevole- regia.
Quando ho chiuso il mio ristorante nel 2008, aderii a un multilevel in cui operava anche il commercialista che mi seguiva. Era uno dei primi progetti sul fotovoltaico e mi ha cambiato la vita. Nel piano era prevista la frequentazione di un’accademia di accrescimento personale e le prime 4 lezioni sono state determinanti
Qual è stata la lezione maturata da Andrea –ma già inscritta nel suo DNA?
Tutto quello che ti metti in testa, lo puoi fare. E’ come un grande videogame, di cui sei il protagonista.
Ora, al centro del gioco c’è Miami.






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