Se la Sicilia fosse una borsa, sarebbe Ammia

Nov 1, 2025Moda e design

 

Ma tu, “che fimmina sii”, ovvero “che femmina sei”? Ti identifichi in Angelica, la donna che spicca nel romanzo Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa?

O Bradamante, la valorosa guerriera  e paladina di Francia, sorella di Rinaldo, protagonista dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto? E che colori avresti? Il giallo dei limoni e delle zagare, il blu cobalto del mare, l’arancio degli agrumi, il verde degli agave? Così, quasi come un gioco, nasce uno dei brand più straordinari sullo scenario italiano. Cinzia Franzò, anima di Ammia, lo ha creato inizialmente con pochi pezzi da proporre alle clienti della gioielleria che gestisce da anni a Ragusa.

Poi, il gioco è diventato una cosa molto seria. Anche perché Ammia crea una sorta di sindrome di Stendhal, un innamoramento subitaneo.

Il nome viene da “fimmini cume Ammia”, in siciliano, “femmine come me”. Perché ognuna sceglie i colori, l’eroina simbolica, l’allegoria che sente più vicina al suo carattere e alla sua essenza. Cinzia è riuscita a racchiudere nelle sue borse il folklore, il respiro di una terra, i colori dei carretti, i simboli scaramantici come la ruota alata e il dio Eolo che scaccia la sfortuna con un soffio potente. Solo che a questa vitalità istintiva ha saputo aggiungere quel tocco di glamour che ha il sapore di griffe.

Le borse sono bellissime, realizzate artigianalmente, con pellami di primissima qualità e, di recente, con materiali naturali che replicano la pelle in maniera perfetta.

Ammia viene da “fimmini cume ammia”, ovvero “femmine come me” in siciliano. Dentro queste borse si racchiude l’energia unica della Trinacria, il sole, il mare, la terra, la forza estetica degli elementi e della tradizione. Ma letti dal gusto squisito di una donna di mondo, che ha gestito per anni una gioielleria prestigiosa e che conosce i trend della moda e il lessico dell’eleganza.

Un’energia dirompente, che dilaga per il mondo

Perciò, qui, la vitalità diventa vocabolario con cui costruire una storia capace di conquistare donne come la ex moglie del presidente indonesiano, Devi Sukarno. O una delle più note anchorwoman della tv CBC, ripresa con una borsa Ammia a Times Square.

Le borse di Cinzia Franzò non passano inosservate, si imprimono sulla retina con una ridda di colori, come se la Sicilia entrasse direttamente nelle cellule con il suo calore, il suo folklore. I gialli vivi, i blu mare, i rossi infuocati, i verdi agave.

Una cosa iniziata come un gioco, visto che è partita dalla gioielleria di Cinzia e ha assunto progressivamente le dimensioni di un business vero e proprio. La folgorazione è immediata. Qualunque donna sceglie energeticamente e istintivamente la “sua” eroina.

Si tratta di donne determinate, con personalità inossidabili: ad esempio, La Mora –altra icona sulle borse Ammia- è parte integrante della narrazione siciliana. La storia racconta di una giovane donna molto bella, vista e “presa” da un incursore saraceno che poi, dopo essersi spupazzato la ragazza, torna alla sua nave…senza fare i conti con la passionalità sicula. La sua testa mozzata finisce in un vaso di gerani, direttamente in balcone. E la storia entra nel mito, sulle ceramiche, sui gioielli…sulle borse di Cinzia.

Non solo eroine leggendarie, anche simboli naturalistici

Fra le ultime creazioni spicca la collezione Arance e Fichi d’India, due frutti connaturati al panorama siciliano. La pelle “d’arancia” è della startup siciliana Ohoskin, che trae proprio la fibra dagli scarti delle bucce, combinando alta tecnologia a rispetto per l’ambiente. Questa si, è ecopelle! Resistente, di altissima qualità, elastica, perfettamente in linea con il concetto di economia circolare che caratterizza il marchio Ammia.

Ogni borsa, come sempre, racconta una storia, in particolare qui l’ispirazione sono i carretti siciliani e il concetto di Abbunnanzia (abbondanza): cornucopie, limoni, spighe, figur decorative e vivaci combinazioni cromatiche rimandano al patrimonio culturale dell’isola, inneggiando a prosperità e pensiero positivo.

Ammia ha avuto accesso a un  bando indetto dal Ministero della cultura che ha finanziato la produzione di contenuti digitali, riconoscendo  la capacità di diffondere arte e cultura attraverso la moda –spiega Cinzia Franzò, il cui brand è anche citato in tesi di laurea.

Il marchio sta riscuotendo grande attenzione anche in Giappone.

Una cliente giapponese aveva acquistato il modello Trinacria a Taormina e, rientrando in Giappone, si è recata in un ristorante lussuoso. Il titolare si è innamorato del brand e ci ha promossi. Abbiamo iniziato a fare le prime spedizioni con un esito immediato di vendita. Stiamo lavorando al primo negozio Ammia in Giappone”.

I quattro elementi

L’imprinting di Ammia è fortemente allegorico, la fattura è squisitamente artigianale. Non potevano perciò mancare i quattro elementi, Terra, Aria, Acqua, Fuoco. E figure mitologiche come le sirene, metafore di bellezza ma anche di perdita della coscienza in virtù di un incanto ammaliatore. Essa veniva spesso utilizzata nei carretti siciliani proprio come talismano, protettrice e dispensatrice di saggezza.

Al pari, una collezione in via di lancio si ispirerà ai segni zodiacali, connessi a tre per volta con i quattro elementi della natura.

Alle grandi borse due manici si affianca la magnifica collezione di minaudières, pochette, microbag, che rappresentano una versione più ridotta senza inficiare minimamente la potenza espressiva del brand.

 

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