Matteo Mauro: dipingere con l’algoritmo

Ott 28, 2025Personaggi

In principio era il verbo, poi il segno. Ora è l’algoritmo che forgia la materia, sapientemente guidato da Matteo Mauro. I codici visivi delle sue Inscriptions sono una fusione fra matematica e istinto. I due linguaggi del cosmo messi insieme.

Per un siciliano, com’è l’artista catanese, il Barocco è fatale, si respira nell’aria. E laddove nel Barocco il segno diventa illusionismo, rappresentazione della realtà mediata dalla ricerca dello stupore, qui abbatte tutte le frontiere e tutti i limiti espressivi grazie all’intelligenza artificiale.

Il mio algoritmo segue dei parametri, delle linee guida che ho impostato; ma non potrebbe mai compiere un’azione identica alla precedente, come del resto la mano di un pittore.

Le linee di Matteo Mauro non si incrociano mai, sono flussi paralleli che vanno a congiungersi, mai a incidersi.

La mia AI ha il limite di non saper giudicare il suo output, né può riscriversi ma ha la potenza di eseguirsi. Ho iniziato con questo lavoro nel 2016, molto prima della tecnologia attuale; l mie sono formule parametriche ma non nascono dall’analisi di librerie di dati.

Da Leonardo al Barocco digitale

Se guardiamo a Leonardo o al Rinascimento, i segni sono diversi dal periodo egizio; la lavorazione della grafite portava a punte sempre più fini, si disegnava con punte di alluminio. Poi siamo arrivati all’iper realismo, ma duemila anni fa non esistevano questi pennelli. Lo strumento migliora ma la nostra mente è la stessa. Solo, con il bagaglio culturale delle epoche precedenti, non partiamo da zero.

La domanda è la seguente: “se io applico alle macchine una matematica capace di generare segni, fino a che punto possono diventare complessi”?

Nelle Micromegalic Inscriptions vediamo una forma di pittura digitale che è creata da un accumulo di segni, con una logica intrinseca. Soprattutto, basato sul disegno che per Mauro è la “forma più pura, più magica. Alla fine, abbiamo sempre l’attitudine umana a lasciare una traccia”.

 

L’epoca dell’arte generativa (che però si basa sul patrimonio dei classici)

Il dialogo fra analogico e digitale è molto affascinante. Nel Barocco di Mauro gli algoritmi non lineari creano infiniti risultati, esattamente come la natura. Nella trasposizione di Trionfo dell’Immacolata di Paolo de Matteis, i colori sono sospesi fra il contingente e il divino. La cosa spettacolare è vedere –nel rapporto macchina / uomo- l’equilibrio fra controllo e creatività. L’artista mette le basi, la macchina converte il codice in digitale.

Matteo Mauro è professore di arte digitale in università come UCL e LSBY, le sue opere sono state esposte alla Royal Academy of Arts, al Salon des Indépendants del Grand Palais. Ha lavorato con artisti del calibro di Ron Arad  e Isaie Bloch.

Ad Artissima, in programma a Torino dal 30 ottobre al 2 novembre, sarà protagonista nella Main  Section della Prometeo Gallery diretta da Ida Pisani, con l sue Inscriptions on Canvas. Si riparte dalla tela, con strumenti diversi.

 

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