Se c’è un artista che ha virtualmente unito Italia e USA, questo è Francesco Somaini. La monumentalità delle città americane è stata lo scenario perfetto in cui collocare ponderosi elementi di “disturbo”, simboli di schiacciante potere o progressiva violazione degli equilibri antropo-sociali. E lui lo fece usando la scultura, che padroneggiava da maestro universale, unitamente al potere della fotografia, capace di fissare immagini nella mente cosciente –e anche oltre.
L’Italia lo sta facendo riaffiorare con incessante passione, grazie al lavoro della Fondazione Francesco Somaini ETS, animata dalla figlia Luisa, storica dell’arte, Presidente e direttrice dell’istituzione. Una costante attività di mostre, promozione culturale e diffusione del meraviglioso messaggio che quest’uomo diede al mondo, unendo la sua capacità di scolpire la materia all’arte del fotomontaggio.

Morte a Venezia. Morte per affondamento
Proprio alle sue “Premonizioni”, la Biblioteca Nazionale Braidense ha dedicato fra fine maggio e giugno una breve ma intensa personale, a cura di Fulvio Irace.
Ma ne seguiranno altre: in autunno, i Giardini Inquieti al CASVA (Centro di Alti studi per le Arti visive) e Corpo Urbano, nella sede di Fondazione Somaini ETS .

E proprio a Brera, le immagini del Colosso di New York, della Sfinge di Manhattan, o di una Venezia metaforicamente sommersa dal degrado e dal turismo, dimostravano una tecnica incantevole proprio perché radicata nel passato, facendo affiorare finanche i pensieri dell’artista.
I suoi tormenti, la sua vocazione sociale, che emerse proprio mentre preparava Proposte per un monumento, una delle quali viene realizzata in grande scala a Baltimora nel 1970. Lì, Somaini iniziò a riflettere sulla funzione della scultura nel contesto urbano. Una provocazione, un pugno ben assestato. Metafisico ma profondamente verosimile.

Morte a Venezia. Morte per turismo
Il fotomontaggio ha una forza di impatto sul pubblico che gli deriva dalla fotografia e dalla supposizione di verità che circonda, nell’opinione comune, la fotografia stessa.
Disse lui. A significare che la fotografia è credibile di per sé, la mossa più dirompente che si possa fare è “manipolarla”.

Colosso di New York
La prima personale all’Italian Cultural Institute di New York
Negli anni 60 Somaini entrò in tante collettive americane. Fu Giulio Carlo Argan a presentarlo, dopo la personale all’ Italian Cultural Institute di NY che aprì in seguito al successo della Biennale di San Paolo del 59. Questo gli consentì di arrivare a collezionisti come Nelson e John D. Rockefeller, Joseph Hirshhorn, Lydia Winston Malbin, l’architetto Philip Johnson.

Francesco Somaini
Somaini aveva già esposto a parecchie Biennali Veneziane, ma dopo San Paolo spiccò definitivamente il volo, approdando a musei come il MOMA e acquisendo la committenza di opere monumentali di destinazione pubblica, ad esempio Baltimora, Atlanta, Rochester.
Nel 1970 Somaini fece una serie di studi proprio su New York, in pennarello su carta.

Studio per una scultura legamento fra due grattacieli
Una scultura legamento fra due grattacieli, l’ingresso per una torre cilindrica e numerose altre, volte a scardinare quella che lui vedeva come una “misura umana ormai perduta per sempre” a causa del gigantismo e della privazione dell’anima.
La Farfalla della solitudine e il palazzo del Centauro
Quelle di Somaini erano Archisculture, dense di un senso preciso e successivamente oggetto di fotomontaggio sapiente. Fedele al suo compito d’artista, meravigliosamente sintetizzato da Argan:
non costruire o ricostruire la città, ma interpretarla, renderla significante
La città conserva una dimensione storica,
l’intervento e l’impegno degli artisti nella ricerca di una soluzione non sono soltanto possibili, ma necessari e urgenti
La Farfalla della solitudine è uno studio per fotomontaggio, del periodo 1974-76, una scultura legamento fra due edifici da realizzare in cemento e acciaio inox.

Il suo Palazzo del Centauro voleva suggerire un’immagine antropomorfica emergente. La Sfinge di Manhattan incarnava la proposta per la costruzione di un centro spettacolo e di studi audiovisivi. Le sue antropoammanniti cercavano di portare il battito del cuore e la luce della coscienza laddove si erano affievoliti.

Il palazzo del Centauro
Il 2026 è il centenario dalla nascita di questo esegeta della modernità. E sarebbe meraviglioso rafforzare il ponte a campate lunghissime che lega il Belpaese con l’America.
Foto: Courtesy Archivio Francesco Somaini / Fondazione Francesco Somaini Scultore ETS






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