Ogni storia d’amore ha il suo regista: anche il vino

Mag 12, 2026Personaggi

Si chiama Deep Red Stories, il podcast di Alessandro Rossi su Spotify. Ma qui, il liquido che scorre è il vino. Raccontato nella sua molteplicità di volti, con pathos, con razionalità, come se fosse una canzone, un cortometraggio d’autore,  ma altresì per quello che è: un miracolo scientifico. La capacità di convincere i microrganismi a non trasformarsi in aceto ma a diventare quella sostanza ricca, corposa, viva, che troviamo nella bottiglia.

Alessandro è nella lista delle cento persone più autorevoli nel mondo del vino.

La folgorazione ebbe luogo il giorno di Natale dei suoi 17 anni:

assaggiai un vino romagnolo dell’annata 94, uno dei primi esperimenti in barrique, mi affascinò quella miscellanea di sapori, che non riuscivo ad afferrare. Lì’ è nata la mia passione

Da quel momento, inizia il viaggio che lo porta  a una rosa di competenze formali, commerciali, sostanziali. Un master a Digione, l’enoteca di Silvano Puliti a Rufina, il ritorno in Romagna per aprire  enoteche nella zona di Bertinoro e Forlì, poi il grande salto in Heineken Partesa, dove ha costruito la sua carriera manageriale.

Alessandro Rossi

Ed è qui che è nato il suo rapporto con gli USA: in Partesa Alessandro seleziona aziende americane idonee a essere importate in Italia. Inizia a costruire una rete di relazioni, soprattutto con l’America, collabora con associazioni come Vinoway selection.

Italia, Francia, USA: terroir diversi

Non possiamo paragonare territori così diversi quali Francia, Italia, USA. I vini americani degli anni 70 erano più buoni e tecnologicamente avanzati, in Italia si iniziava a produrre proprio in quel tempo. La Francia produce dall’800, il territorio è completamente diverso dal nostro: in Italia ci sono Alpi e Appennini, loro hanno grandi pianure delimitate da Pirenei e Ardenne. In Borgogna arrivano a 230 metri sul livello del mare, i vitigni subiscono l’influenza degli oceani, in Italia siamo circondati da mari chiusi.

Certo, confronti e “disfide” sono parte dello scenario: Sassicaia del 1985 e del 2016 ha battuto Bordeaux. Annate meravigliose rimaste nella storia. Eccellenze che dipendono da tanti fattori.

Sassicaia barrique

Il terroir non è solo e semplicemente biologia, geologia: è cultura, popolo, mani che toccano le viti.

Il vino non è solo un prodotto, è esperienza, relazione. Richiede tempo per essere compreso e interiorizzato. Lo si conosce davvero non solo studiandolo o degustandolo: bisogna entrare nella sua origine, vivere il contesto da cui nasce, l’umanità che c’è dietro ogni bottiglia.

Alessandro oggi è la figura di riferimento della Paestum Wine Fest, partecipa attivamente alla comunicazione di Milano Wine Week. Perché comunicare, soprattutto ai giovani, è importantissimo.

Paestum Wine fest

Un tempo il vino era parte integrante della tavola quotidiana, si pranzava e si cenava insieme con regolarità e il momento del pasto diventava anche un momento di trasmissione culturale. Spesso la tavola era condivisa con i nonni, che erano i veri narratori del vino. Erano loro a spiegare, a raccontare, a trasmettere un approccio al consumo fatto di rispetto, misura e consapevolezza.

La necessità di formare ( e informare) in modo diverso

Oggi cenare tutti insieme è diventato un lusso. Le occasioni di condivisione si sono ridotte. Ed è necessario cambiare l’approccio di formazione, anche sul vino.

Esiste una formazione che deve essere sui libri e attraverso il bicchiere. Poi esiste quella più profonda, tattile, diretta e concreta, che nasce visitando le aziende. Quella che permette di immergersi nella testa del produttore, di comprenderne davvero la visione, le scelte, i sacrifici, le intuizioni.

Per questo, comunicare ai giovani il vino significa farli partecipare a tutta la vita, le emozioni, ma altresì la scienza e la concretezza che questo meraviglioso elemento accorpa.

Un personaggio come Alessandro Rossi non poteva che entrare nel board di Italic Us Foundation. Per ora possiamo solo rivelare le sue preferenze: a parte l’adorato Bordeaux.

Amo il Riesling, lo annovero fra i vini immortali. E ho sempre preferito il Sangiovese al Nebbiolo.

Su tutte le altre novità…stay tuned. Perché la connection Italia USA si fa sempre più stretta!

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